finanziamento pubblico ai partiti: uno scandalo!

I recenti scandali hanno portato di drammatica attualità in Italia il problema del finanziamento pubblico ai partiti.
Nel 1974 la "legge Piccoli" introdusse un aiuto economico pubblico ai partiti presenti in Parlamento. L'intento poteva essere lodevole nelle intenzioni: sottrarre la politica a possibili ricatti e alle pressioni lobbistiche che potevano ingenerarsi in caso di accettazione di finanziamenti da parte dei privati.
Nella realtà, il flusso di soldi è servito più  per altri scopi che non per quello inizialmente previsto dai legislatori.
Nel 1993 un referendum abrogò questa legge rivelatasi completamente sbagliata e così poco amata dagli italiani da mertitarsi un plebiscito di voti contrari (90,30%).
Ma come spesso succede nel panorama politico italiano, fu subito trovata una scappatoia: il finanziamento pubblico ai partiti, che non doveva più esistere in virtù del referendum, fu sostituito dai "rimborsi elettorali" con una legge del 1994. Già nel 2002 tali rimborsi divennero annuali, con un abbassamento dal 4% all' 1% della percentuali dei voti che sarebbero dovuti servire per averne diritto (quando in Parlamento si entra con almeno il 4%).
Nel 2006 fu infine stabilito che i rimborsi dovessere durare per tutti e 5 gli anni della legislatura, indipendentemente dalla sua durata. Quindi in pratica anche in caso di elezioni anticipate.
Alcune cifre per indicare di che tipo di affare stiamo parlando.
Nel 2010 i partiti italiani hanno ricevuto 285 milioni di euro, contro i 133 dei tedeschi, gli 80 dei francesi (in questi ultimi due paesi tale cifra costituisce il limite massimo al rimborso pubblico, limite che non esiste in Italia) mentre nel Regno Unito questo tipo di elargizione spetta solo all'opposizione.
Nelle elezioni politiche del 2006, dalla relazione della Corte dei Conti,  i partiti hanno ricevuto 498 milioni circa di contributo (sui 5 anni della legislatura) a fronte di 117 milioni di spese effettive sostenute per le campagne elettorali; per cui il sistema politico ha beneficiato di 381 milioni in più (pari al 325% delle spese), al di là dello spirito della legge e in assenza di qualsiasi tipo di controllo. Si arriva a paradossi tipo quello del partito dei Comunisti Italiani, il quale nel 2006 ricevette 5,8 milioni di rimborso a fronte di 194.000 euro di spese, con un + 2.950% di incasso rispetto ai costi effettuati; o del leader del Partito dei Pensionati che nella campagna elettorale del 2004 spese 16.453 euro e ricevette dallo Stato 3 milioni di euro come rimborsi (+ 30.000%, dico trentamila).
Tra il 1994 e il 2008, secondo un recente documento del Consiglio d'Europa,  i partiti italiani hanno incassato il triplo delle spese sostenute: 2,25 miliardi contro 570 milioni.
Si arriva allora agli scandali attuali.
Lusi, tesoriere di un partito "La Margherita" che non esiste più, incassa indebitamente tra i 18 e i 20 milioni di euro come finnanziamento pubblico e li trasferisce per la maggior parte all'estero tramite la "Filor Ltd", società di diritto canadese con soci Lusi e la moglie.
Nei giorni scorsi il partito "Lega Nord", che della battaglia agli sprechi della politica (con l'utilizzo dello slogan "Roma ladrona") ha fatto uno dei motivi delle vittorie elettorali, rimane invischiato nello scandalo che ha coinvolto il suo tesoriere Belsito, accusato di aver utilizzato parte dei soldi ottenuti come rimborsi elettorali per spese personali del leader Bossi e famiglia.
La corruzione sembra sempre di più essere una caratteristica della politica italiana. Ad alimentarla, oltre la atavica convinzione che a vincere sia sempre la "legge del più furbo", la eccessiva burocrazia ( con conseguenti intralci alla snellezza degli iter e necessari "interventi monetari" per velocizzarli) e il continuo aggiramento di leggi e referendum tramite altre leggi fatte con il solo scopo di evitare gli ostacoli creatisi.
Finchè non finirà questo dilagante malcostume, qualsiasi richiesta di intervento legislativo che spezzi queste catene alla modernizzazione delle amministrazioni pubbliche sarà destinata a cadere nel vuoto e a far guadagnare chi da questi vincoli ne trae indubbio vantaggio e che quindi non ha alcun interesse a che la situazione cambi.

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