Spagna: rischia il default?
Tre grossi problemi attanagliano la Spagna. Lontani i tempi del rapido boom economico della metà degli anni novanta, il nuovo Premier Mariano Rajoy, in carica da Dicembre, si trova a dover affrontare nell'ordine: alta disoccupazione, deficit di bilancio eccessivo e debolezza del sistema bancario.
Nel 2011 il deficit di bilancio spagnolo è stato pari all'8%, ben 5 punti percentuali superiori al 3% fissato dagli accordi dell'Unione Europea.
Il Governo intende tagliare il deficit al 5,3% nel 2012. Per questo ha annunciato misure straordinarie attraverso tagli alla spesa pubblica (che sarebbe la voce più consistente), nuove tasse (imposte sulla casa) e interventi una tantum (come la sanatoria sull'emersione dei capitali), nonchè la lotta all'evasione.
Ma il Fondo Monetario appare perplesso: secondo l'Istituzione nel 2013 la Spagna riuscirà a far scendere il deficit solo fino al 5,7%. Da qui la pressione che gli organismi europei e le società di rating stanno esercitando su Madrid.
La disoccupazione in Spagna è arrivata al livello record in Europa del 24,4%. Una situazione ai limiti della rivolta sociale, considerando che nel 2007 era all' 8,3%. Notevole la differenza fra le aree del Paese, con i Paesi Baschi a circa il 14% mentre Andalusia e Canarie superano il 30%.
Di particolare preoccupazione è la situazione del sistema bancario. Anche perchè la prima e la terza banca in Europa per capitalizzazione sono spagnole, rispettivamente Santander e Bbva.
Sono colossi che, qualora in crisi, creerebbero rilevanti problemi finanziari a tutta l'Europa.
Continua il crollo del mercato immobiliare, che di fatto dura dal 2009: nell'ultimo trimestre del 2011 i prezzi sono scesi dell' 11,2% rispetto all'anno precedente. Nel 2011 sono state vendute circa 361.000 abitazioni, la metà che nel 2007.
Gli istituti di credito iberici risultano ancora esposti per circa 450 miliardi di euro nel settore immobiliare, con valori come visto in discesa e una situazione che non migliorerà di certo nel 2012..
Questo, unito al vertiginoso aumento dei prestiti in sofferenza, pari all 8,15% degli impieghi totali (a fine 2008 erano al 3,37%), sta rendendo necessarie operazioni di ricapitalizzazione, nonchè la necessità di ulteriori aggregazioni.
A tale riguardo, la Banca Centrale spagnola ha calcolato in 29 miliardi la somma che le banche dovranno ulteriormente accantonare e in 15,5 miliardi i capitali da raccogliere.
Grosso indicatore sul fabbisogno di liquidità del sistema bancario è l'incremento dei finanziamenti che le banche spagnole hanno richiesto alla Bce, arrivato a superare i 152 miliardi di euro (ad aprile 2011 l'ammontare del debito bancario iberico verso la Bce era di 42 miliardi di euro).
Siamo di fronte ad una possibile Grecia? Ritengo di no, perchè la Spagna è pur sempre la decima potenza economica mondiale. Non dimentichiamo inoltre che è il primo investitore estero nei Paesi Sudamericani, alcuni dei quali stanno vivendo una buona stagione economica.
Inoltre, l'espansione delle imprese spagnole nel mondo ha riguardato molti settori economici, dalla tecnologia al petrolio, al turismo (catene alberghiere). E' quindi un'economia ben strutturata e diversificata, che però ha sofferto più di altre la crisi del mondo immobiliare e finanziario.
Il grosso punto debole è il livello dell'occupazione. Nonostante una annunciata riforma del mercato del lavoro, fra i cavalli di battaglia del neo-premier Rajoy, 5 milioni di disoccupati sono decisamente troppi per un'economia industrializzata e non garantiscono incoraggianti prospettive di ripresa economica.
Anche perchè, mentre ad esempio in Italia esiste comunque un vivace tessuto di piccole e medie imprese, in Spagna quello che deve tornare a girare è il motore dell'industria, vero fulcro dell'economia iberica. Per questo la situazione appare obiettivamente più complicata.
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