Italiani verso l'estero: come dargli torto





Avendo vissuto per un po' di tempo a Londra, ho avuto modo di sperimentare direttamente i benefici effetti di una società che funziona: qualità della vita, mancanza di burocrazia, meritocrazia, flessibilità del mercato del lavoro, e queste sono solo alcune specificità di una lunga lista.
Certo non sono sempre rose e fiori;  ma in molti giudizi negativi relativi all'esperienza oltreconfine gioca anche il nostro cronico richiamo delle radici che ci porta dopo un po' a rimpiangere il cibo, il clima, la "mamma".
Non mi sono mai capacitato, ad esempio, di quanti pochi calciatori italiani, rispetto a quelli provenienti dal resto del mondo, rimangano per più di un anno in Inghilterra, Germania o Francia, adducendo difficoltà di ambientamento che però non stanno né in cielo né in terra nella loro situazione.
I dati resi noti nei giorni scorsi parlano di un incremento, nel 2012, del 28,8% (pari a circa 106.000 persone) di coloro che hanno deciso di lasciare l'Italia ed andare a vivere e lavorare all'estero.
Se non è un "impauperimento" di una società questo!
La società italiana è stata recentemente percorsa da due grandi ondate migratorie.
Quella che portò un gran numero di nostri connazionali verso Usa, Svizzera, Germania,.... era dettata dal sottrarsi a condizioni di povertà di una società prevalentemente agricola.
Quella invece che svuotò il Sud Italia verso l'eldorado industriale del Nord Italia avvenne come mobilità verso aree con maggiori opportunità lavorative. Ma quest'ultima ebbe come conseguenza l'aumento dell'arretratezza economica e sociale del Mezzogiorno ed il contestuale incremento del divario Nord-Sud del Paese.
Quest'ultimo caso assomiglia, e maledettamente, alla attuale situazione. Con l'aggravante che adesso la "fuga" verso l'estero coinvolge una forza lavoro molto più qualificata e scolarizzata.
Futuro a tinte fosche per l'Italia se il trend dovesse continuare.
Oltre alla decrescita della qualità della forza lavoro, pensate al futuro dell'Inps. Già con bilanci a rischio a causa del poco assennato accorpamento dell'Inpdap e del suo carico di perdite, dovrà far fronte a due problemi, che porteranno entrambi alla drastica riduzione dei contributi versati e di  conseguenza a non garantire il pagamento futuro delle pensioni: i contratti precari tanto in voga in Italia ( con conseguente mancanza di regolarità e continuità nel versamento dei contributi ), e i lavoratori italiani all'estero che ovviamente non verseranno le loro quote in Italia ma magari in un fondo pensione inglese o americano.
Risultato: implosione dell'Inps e pensioni a rischio.
Soluzione (drastica): cambio di mentalità. Lo stato sociale non dovrà più esistere e al nostro futuro dovremo pensarci noi, non "mamma Stato" ( a Londra non esiste l'istituto del Tfr, e i contributi previdenziali che paghi sullo stipendio sono quelli per la pensione minima, al resto deve pensarci il lavoratore).
Mi piace riportare alcuni pensieri che italiani in "fuga" verso l'estero hanno espresso nel web:
"Non sono i politici in parlamento e negli enti locali ad imporre a professori universitari di fare i concorsi truccati per promuove i propri parenti o i propri protetti. Non sono i politici ad obbligare i padroni delle aziende "a conduzione familiare" a dar ruoli dirigenziali a figli e parenti a prescindere dalle capacità. 
Non sono i politici ad imporre che nelle aziende, pubbliche e private, si selezioni il personale sulla base della raccomandazione e del servilismo.
I politici fanno condoni, ma non li farebbero se non sapessero che ci sono centinaia di migliaia di persone che li ricompenseranno con il voto per aver confinato la mansarda o la villetta abusiva o per aver consentito di far rimpatriare denaro esportato illecitamente con un buffetto sulla guancia."

"La passione per il Giappone mi ha trasportato fin da piccolo ed è stata la prima causa del mio espatrio.
Dieci anni di vita nel Sol Levante mi hanno permesso di fare quello per cui avrei impiegato una vita intera in Italia. Famiglia , 2 figli ,casa, cane , macchina, cena fuori almeno 2 volte a settimana . Niente lusso , lavoro normalissimo , prima come cuoco , poi come agente immobiliare. Stipendio medio e un po' di attività extra. tanto lavoro , poca vita sociale , molto stress e niente vacanze, a volte mi chiedo se ne sia valsa la pena e la risposta , mio malgrado, è sempre sì!"

"Esattamente un cervello in fuga, quindi. Nessuno dotato di cervello puo' rimanere in Italia. 
Chi tra I miei amici e' rientrato, si e' pentito amaramente. Non e' solo l'ineptocracy. E' la parentocracy, la causa dei principali danni"

"io sono capitato in Cina un po' per caso nel 2008 e non me ne sono praticamente piu' andato... non sono sicuramente un gran cervello ma quello che basta per capire che non aveva piu' un senso rimanere in Italia".

E potremmo continuare all'infinito, ma sempre con una unica considerazione: COME DARGLI TORTO !!!! 


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