La deflazione: uno spettro da allontanare
La deflazione è una brutta bestia. Ne sa qualcosa il Giappone, che negli ultimi venti anni ha sperimentato questo fenomeno economico dagli effetti disastrosi.
Deflazione vuol dire che i prezzi, anziché aumentare, diminuiscono; l'opposto della ben più nota inflazione.
Quindi non semplice rallentamento (che prende il nome di "disinflazione"), ma proprio un livello negativo del loro andamento da un periodo ad un altro.
Si tratta di una vera e propria "trappola economica", perché innesta una spirale ad alto tasso di pericolosità. Il tutto parte necessariamente da un calo perpetuato nel tempo dei consumi, che provoca quindi una riduzione dei prezzi di beni. C'è il rischio però che a questo punto si innesti un percorso psicologico che porti le persone a ritardare gli acquisti nella ipotesi che i prezzi continueranno a scendere; e così i consumi non ripartono.
Conseguenze: ulteriore riduzione della produzione, decremento dei fatturati, calo dell'occupazione e stagnazione economica.
Poiché in genere questa situazione si manifesta nei momenti di crisi economica, la ripresa diventa una sorta di chimera.
Una cosa è certa: la trappola deflazionistica immobilizza l'economia di un Paese. Ne sa qualcosa il Giappone, che per anni ha sperimentato questo fenomeno economico, periodo chiamato, non a caso, "il decennio perduto".
Ma perché è importante parlare di deflazione adesso? La nostra esperienza ha sempre visto l'inflazione come un nemico da combattere. Nel periodo storico in cui questa era a due cifre, si era arrivati al paradosso che, se da un lato, erodendo il potere di acquisto, l'alto livello dei prezzi era considerato economicamente una "iattura", dall'altro l'ignoranza generale sulla differenza fra rendimenti nominali e reali (quelli decurtati dall'inflazione) provocava ingenue gioie per l'alto livello dei tassi di interesse dei titoli di stato, percepiti come guadagno, in realtà in tutto o in parte fittizio.
Ma adesso la situazione sembra profondamente cambiata.
A novembre, mentre l'area Euro ha registrato un lieve aumento nell'inflazione, dallo 0,7 allo 0,9% rispetto ai dati di ottobre, in Italia i prezzi invece continuano da tre mesi a questa parte a scendere. In particolare, a novembre la discesa è stata dello 0,4% sul mese antecedente, quando il calo a settembre ed ottobre (sempre in relazione al mese prima) era stato dello 0,3%. E questo, particolare ancora più preoccupante, nonostante l'aumento dell'Iva al 22%.
Nel frattempo i depositi bancari, come da statistiche Banca D'Italia, aumentano: a settembre del 3,7% rispetto a dodici mesi prima, susseguente ad un aumento agosto 2013-agosto 2012 del 6,6%. Chi ha soldi da spendere preferisce non farlo e incrementare la liquidità.
Quindi, la gente risparmia e non consuma. Se da un lato questo aspetto può far comodo al sistema bancario, dall'altro, come teorizzato anche da Keynes, non fa che acuire le crisi.
Inoltre, sta di fatto che il nostro è attualmente l'unico Paese a non aver agganciato il treno della, seppur flebile, ripresa economica.
Le possibili soluzioni?
Il Giappone sembra essere finalmente uscito dalla deflazione attraverso una decisa politica monetaria espansiva, adottando, in maniera simile alle politiche da tempo intraprese da Paesi come gli Stati Uniti ed il Regno Unito, una massiccia operazione di stampa di moneta.
Ora i prezzi al consumo sono in crescita a un ritmo dello 0,7%.
Contestualmente il Pil nipponico è aumentato dello 0,9% nel secondo trimestre dell'anno (proprio un anno fa c'era stato un picco negativo a -0,7% del Pil trimestrale) , portando a +3,8% la crescita economica annuale.
L'indice PMI manifatturiero Nomura/JMMA, anticipatore a livello industriale del Pil, ha superato ormai la soglia di 50 (sopra tale livello l'indice indica espansione) dall'inizio dell'anno, attestandosi a novembre a 55,1 il picco massimo da 5 anni a questa parte.
Il rovescio della medaglia sono un rapporto debito/Pil al 230%, e un rapporto deficit/Pil ad oltre il 10%. Indicatori economici sacrificati sull'altare della fine della stagnazione.
Concetti che sulla sponda Eurozona-Bce non trovano ancora dignità di ascolto. Giusto o non giusto? Come sempre vale il detto "ai posteri l'ardua sentenza"...sempre che, come spesso accade, non si arrivi troppo tardi!!
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