L'affaire Prosecco
Era giocoforza che la partita della Brexit sarebbe potuta inciampare in anacronismi, furbate e giochi delle parti. Boris Johnson é stato un buon sindaco di Londra per otto anni, con ambizioni di guida del Partito Conservatore. Sempre eccentrico nei suoi atteggiamenti, sinceramente simpatico, sta pateticamente scivolando in una serie di autogoal che potrebbero gettare ombre sul suo futuro politico.
L'affaire Prosecco nasce da una sua esternazione in quanto ministro degli esteri del governo May, ossia la richiesta di poter importare prosecco a tariffa libera nel Regno Unito anche in ambito Brexit, sul presupposto che in caso contrario le vendite del prodotto italiano subirebbero una drastica diminuzione. Questo nell'ambito, sempre secondo Johnson, di arrivare ad avere, a fronte di barriere nel movimento delle persone fra Europa e Gran Bretagna, una libera circolazione, invece, dei beni. Una affermazione personale, e non evidentemente governativa, aspramente criticata da molti media (tra cui il liberale Guardian). Praticamente un opportunistico colpo al cerchio e uno alla botte.
Ma perché il Prosecco? Semplice. Fra il 2014 e il 2015 il consumo nel Regno Unito di prosecco é cresciuto del 48%; una bottiglia su cinque prodotte é venduta in UK, facendo di questo Paese il maggior importatore. A Londra e dintorni, in pratica, si consuma ormai più prosecco che champagne. Si può disquisire sugli inglesi intenditori di vino, come sulla qualità del prosecco rispetto ad altre più nobili bollicine, ma non si può disconoscere il successo, inaspettato, di un prodotto italiano, che guarda caso diventa anche un caso diplomatico internazionale.
L'affaire Prosecco nasce da una sua esternazione in quanto ministro degli esteri del governo May, ossia la richiesta di poter importare prosecco a tariffa libera nel Regno Unito anche in ambito Brexit, sul presupposto che in caso contrario le vendite del prodotto italiano subirebbero una drastica diminuzione. Questo nell'ambito, sempre secondo Johnson, di arrivare ad avere, a fronte di barriere nel movimento delle persone fra Europa e Gran Bretagna, una libera circolazione, invece, dei beni. Una affermazione personale, e non evidentemente governativa, aspramente criticata da molti media (tra cui il liberale Guardian). Praticamente un opportunistico colpo al cerchio e uno alla botte.
Ma perché il Prosecco? Semplice. Fra il 2014 e il 2015 il consumo nel Regno Unito di prosecco é cresciuto del 48%; una bottiglia su cinque prodotte é venduta in UK, facendo di questo Paese il maggior importatore. A Londra e dintorni, in pratica, si consuma ormai più prosecco che champagne. Si può disquisire sugli inglesi intenditori di vino, come sulla qualità del prosecco rispetto ad altre più nobili bollicine, ma non si può disconoscere il successo, inaspettato, di un prodotto italiano, che guarda caso diventa anche un caso diplomatico internazionale.
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