L'aumento di capitale Unicredit e il problema del Core Tier1
Dal lunedì 9 Gennaio parte l'aumento di capitale della Unicredit, il secondo gruppo bancario italiano. L'importo sarà di 7500 miliardi di euro.
Le condizioni sono state illustrate ieri e prevedono che ogni vecchio azionista abbia la facoltà di sottoscrivere due azioni di nuova emissione per ogni azione ordinaria o di risparmiuo detenuta.
Il prezzo è di 1,943 euro ad azione, e incorpora uno sconto del 43% sul TERP (Theoretical Ex Right Price) del 3 Gennaio, valore calcolato a 3,4286 euro (considerando che il prezzo ufficiale al 3 Gennaio delle azioni Unicredit è stato di 6,40 euro).
Il prezzo di Borsa della banca italiana è però crollato nei due giorni successivi, avendo perso il 14,45% il 4 Gennaio e il 17,27% il 5 Gennaio, arrivando a quotare 4,48 euro. Perchè? Perchè i mercati hanno ritenuto lo sconto del 43% troppo alto (si attendevano un 35%, che è quello normalmente applicato nelle ultime operazioni bancarie di ricapitalizzazione).
L'entità dello sconto è figlia di due situazioni che stanno caratterizzando il mercato bancario europeo.
Da un lato c'è la disaffezione dei mercati per gli strumenti finanziari italiani in genere. Il 58,5% del capitale Unicredit è in mano a investitori esteri. I grandi soci della banca parteciperanno solo per il 24% all'aumento di capitale. Quelli esteri perchè, come detto, non hanno fiducia ad investire adesso sul mercato italiano.
Caso esemplificativo, il fondo comune di investimento americano Black Rock, azionista al 4,2% dell'Istituto bancario, tra il 16 e il 27 Dicembre (quindi immediatamente prima la ricapitalizzazione) ha proceduto alla vendita della gran parte delle sue azioni, arrivando a detenere l' 1,71% del capitale, chiaro sintomo di disaffezione e di mancata fiducia nell'operazione finanziaria di Unicredit. Neanche a dire che ha speculato, perchè il titolo Unicredit nel 2011 ha perso il 60% del suo valore di Borsa.
Ma l'altra questione è ancora più rilevante, perchè caratterizzerà il mercato bancario europeo per buona parte del 2012.
L'EBA (European Banking Authority) ha emesso ad Ottobre una raccomandazione formale (che possiamo assimilare più ad una imposizione che a un consiglio) alle banche europee di portare il Core Tier1 (principale indicatore di solidità patrimoniale) al 9%. Questo significa che il sistema bancario dovrà ricapitalizzarsi per 114 miliardi di euro entro giugno 2012 se vuole restaurare la fiducia e dotarsi del patrimonio richiesto per resistere a possibili scosse sui mercati.
Poichè il Core Tier1 è il rapporto tra capitale + riserve (principalmente alimentate da utili non distribuiti) e totale ponderato degli assets, o le banche si dotano di capitale o devono ridurre l'ammontare degli impieghi, accelerando il fenomeno di "deleveraging" già in atto.
L'EBA ha indicato anche, per ogni singolo Paese, l'importo del deficit da colmare. Ovviamente, la parte più grossa ce l'hanno le banche italiane (15,4 miliardi), greche (30 miliardi) e spagnole (26,2 miliardi).
Assisteremo quindi nei prossimi mesi a operazioni di ricapitalizzazione, come quella di Unicredit, che serviranno quasi esclusivamente per rispettare il limite al 9% del Core Tier1, laddove le banche non dovessero riuscirci con l'utilizzo degli utili non distribuiti.
Ma sarà il mercato finanziario così depresso in grado di sostenere queste operazioni e fornire i capitali necessari.
Unicredit sarà il primo banco di prova, ma le cose non sembrano, dalle prime avvisaglie, mettersi molto bene.
Le condizioni sono state illustrate ieri e prevedono che ogni vecchio azionista abbia la facoltà di sottoscrivere due azioni di nuova emissione per ogni azione ordinaria o di risparmiuo detenuta.
Il prezzo è di 1,943 euro ad azione, e incorpora uno sconto del 43% sul TERP (Theoretical Ex Right Price) del 3 Gennaio, valore calcolato a 3,4286 euro (considerando che il prezzo ufficiale al 3 Gennaio delle azioni Unicredit è stato di 6,40 euro).
Il prezzo di Borsa della banca italiana è però crollato nei due giorni successivi, avendo perso il 14,45% il 4 Gennaio e il 17,27% il 5 Gennaio, arrivando a quotare 4,48 euro. Perchè? Perchè i mercati hanno ritenuto lo sconto del 43% troppo alto (si attendevano un 35%, che è quello normalmente applicato nelle ultime operazioni bancarie di ricapitalizzazione).
L'entità dello sconto è figlia di due situazioni che stanno caratterizzando il mercato bancario europeo.
Da un lato c'è la disaffezione dei mercati per gli strumenti finanziari italiani in genere. Il 58,5% del capitale Unicredit è in mano a investitori esteri. I grandi soci della banca parteciperanno solo per il 24% all'aumento di capitale. Quelli esteri perchè, come detto, non hanno fiducia ad investire adesso sul mercato italiano.
Caso esemplificativo, il fondo comune di investimento americano Black Rock, azionista al 4,2% dell'Istituto bancario, tra il 16 e il 27 Dicembre (quindi immediatamente prima la ricapitalizzazione) ha proceduto alla vendita della gran parte delle sue azioni, arrivando a detenere l' 1,71% del capitale, chiaro sintomo di disaffezione e di mancata fiducia nell'operazione finanziaria di Unicredit. Neanche a dire che ha speculato, perchè il titolo Unicredit nel 2011 ha perso il 60% del suo valore di Borsa.
Ma l'altra questione è ancora più rilevante, perchè caratterizzerà il mercato bancario europeo per buona parte del 2012.
L'EBA (European Banking Authority) ha emesso ad Ottobre una raccomandazione formale (che possiamo assimilare più ad una imposizione che a un consiglio) alle banche europee di portare il Core Tier1 (principale indicatore di solidità patrimoniale) al 9%. Questo significa che il sistema bancario dovrà ricapitalizzarsi per 114 miliardi di euro entro giugno 2012 se vuole restaurare la fiducia e dotarsi del patrimonio richiesto per resistere a possibili scosse sui mercati.
Poichè il Core Tier1 è il rapporto tra capitale + riserve (principalmente alimentate da utili non distribuiti) e totale ponderato degli assets, o le banche si dotano di capitale o devono ridurre l'ammontare degli impieghi, accelerando il fenomeno di "deleveraging" già in atto.
L'EBA ha indicato anche, per ogni singolo Paese, l'importo del deficit da colmare. Ovviamente, la parte più grossa ce l'hanno le banche italiane (15,4 miliardi), greche (30 miliardi) e spagnole (26,2 miliardi).
Assisteremo quindi nei prossimi mesi a operazioni di ricapitalizzazione, come quella di Unicredit, che serviranno quasi esclusivamente per rispettare il limite al 9% del Core Tier1, laddove le banche non dovessero riuscirci con l'utilizzo degli utili non distribuiti.
Ma sarà il mercato finanziario così depresso in grado di sostenere queste operazioni e fornire i capitali necessari.
Unicredit sarà il primo banco di prova, ma le cose non sembrano, dalle prime avvisaglie, mettersi molto bene.
Commenti
Posta un commento