Tobin Tax: tassa giusta o inefficace?
Sta riprendendo vigore il dibattito sull'introduzione della cosiddetta "Tobin Tax".
Dal nome del premio Nobel James Tobin che per primo la propose per regolamentare i mercati valutari internazionali, tale tassa dovrebbe colpire le transazioni finanziarie.
Propugnata dalla Germania e prontamente appoggiata dalla Francia, dall'Italia e dalla Spagna, trova la sua ragione nel voler colpire la speculazione finanziaria: più transazioni si fanno più aumentano gli esborsi da pagare, meno è conveniente speculare sulle compravendite. Ma notevole risulterebbe il gettito fiscale derivante dalla sua applicazione, sempre ben accetto in periodi di crisi come l'attuale.
Tuttavia la Tobin Tax ha i suoi risvolti negativi.
Innanzitutto la riduzione della liquidità garantita sul mercato dai continui scambi finanziari.
Inoltre, la possibile fuga degli speculatori verso altri mercati meno costosi.
E' proprio quest'ultima considerazione che giustifica il deciso diniego della Gran Bretagna alla tassa. Londra, in quanto capitale mondiale della finanza, basa gran parte della sua economia proprio sui servizi finanziari.
Qualora gli speculatori (ma chiamiamoli, comunque sia, investitori) dovessero decidere di trasferire le loro basi operative altrove, il danno economico per l'economia inglese sarebbe ingente.
L'applicazione, come vorrebbe pervicacemente la Germania, della Tobin Tax non ai 27 paesi della Ue ma solo ai 17 dell'Euro zona in caso di opposizione britannica, priverebbe però della sua efficacia l'imposta. Una tassa per poter essere efficace deve poter contare sulla massima armonizzazioine possibile.
Ma il punto è: siamo sicuri che la speculazione sia un demone da combattere?
La speculazione finanziaria è fatta da grandi investitori (banche d'affari, fondi sovrani statali, fondazioni) che intendono guadagnare sulle asimmetrie dei mercati finanziari. In genere anticipano quelle che sono poi le vicende dell'economia reale, a volte le prevengono.
Ne abbiamo un chiaro esempio negli ultimi mesi. L'allargamento dello spread tra bond governativi italiani e spagnoli e tedeschi, innescato proprio dalla speculazione finanziaria, ha posto in maniera drammatica il problema dei debiti pubblici di alcuni Paesi, con conseguenti misure, giustificabili o meno, atte a ridurne l'impatto. Ma ha avuto comunque il merito di aver scoperchiato un problema.
E' chiaro che esiste una questione morale, perchè ai guadagni degli uni corrispondono perdite da parte di altri risparmiatori. Ma l'utilità della indicazione segnaletica sugli orientamenti e le scommesse del mercato rimane; sarà compito poi di altri attori coglierne l'essenza e operare di conseguenza.
Se la giustificazione alla Tobin Tax è fiscale possiamo anche discutere dell'opportunità o meno di introdurre un nuovo strumento destinato a "far cassa". Ma se le ragioni poggiano sulla "guerra" alla speculazione, la ritengo inutile per la sua inefficacia e motivazione.
Dal nome del premio Nobel James Tobin che per primo la propose per regolamentare i mercati valutari internazionali, tale tassa dovrebbe colpire le transazioni finanziarie.
Propugnata dalla Germania e prontamente appoggiata dalla Francia, dall'Italia e dalla Spagna, trova la sua ragione nel voler colpire la speculazione finanziaria: più transazioni si fanno più aumentano gli esborsi da pagare, meno è conveniente speculare sulle compravendite. Ma notevole risulterebbe il gettito fiscale derivante dalla sua applicazione, sempre ben accetto in periodi di crisi come l'attuale.
Tuttavia la Tobin Tax ha i suoi risvolti negativi.
Innanzitutto la riduzione della liquidità garantita sul mercato dai continui scambi finanziari.
Inoltre, la possibile fuga degli speculatori verso altri mercati meno costosi.
E' proprio quest'ultima considerazione che giustifica il deciso diniego della Gran Bretagna alla tassa. Londra, in quanto capitale mondiale della finanza, basa gran parte della sua economia proprio sui servizi finanziari.
Qualora gli speculatori (ma chiamiamoli, comunque sia, investitori) dovessero decidere di trasferire le loro basi operative altrove, il danno economico per l'economia inglese sarebbe ingente.
L'applicazione, come vorrebbe pervicacemente la Germania, della Tobin Tax non ai 27 paesi della Ue ma solo ai 17 dell'Euro zona in caso di opposizione britannica, priverebbe però della sua efficacia l'imposta. Una tassa per poter essere efficace deve poter contare sulla massima armonizzazioine possibile.
Ma il punto è: siamo sicuri che la speculazione sia un demone da combattere?
La speculazione finanziaria è fatta da grandi investitori (banche d'affari, fondi sovrani statali, fondazioni) che intendono guadagnare sulle asimmetrie dei mercati finanziari. In genere anticipano quelle che sono poi le vicende dell'economia reale, a volte le prevengono.
Ne abbiamo un chiaro esempio negli ultimi mesi. L'allargamento dello spread tra bond governativi italiani e spagnoli e tedeschi, innescato proprio dalla speculazione finanziaria, ha posto in maniera drammatica il problema dei debiti pubblici di alcuni Paesi, con conseguenti misure, giustificabili o meno, atte a ridurne l'impatto. Ma ha avuto comunque il merito di aver scoperchiato un problema.
E' chiaro che esiste una questione morale, perchè ai guadagni degli uni corrispondono perdite da parte di altri risparmiatori. Ma l'utilità della indicazione segnaletica sugli orientamenti e le scommesse del mercato rimane; sarà compito poi di altri attori coglierne l'essenza e operare di conseguenza.
Se la giustificazione alla Tobin Tax è fiscale possiamo anche discutere dell'opportunità o meno di introdurre un nuovo strumento destinato a "far cassa". Ma se le ragioni poggiano sulla "guerra" alla speculazione, la ritengo inutile per la sua inefficacia e motivazione.
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