Dare liquidità a famiglie e imprese si può:il caso inglese



In occasione dell'entrata nel board della Bce del governatore lituano e del vicepresidente della Bundesbank, due "falchi" ossia fautori delle politiche di austerity, ritorna in auge il discorso sulle politiche monetarie della Banca Centrale Europea.
Espansione monetaria o no? Dobbiamo seguire le orme della Fed o continuare nelle politiche restrittive della Bce?
La Federal Reserve,Banca Centrale americana, ha attuato, negli ultimi tempi, operazioni di stimolo per l'economia attraverso operazioni denominate di Quantitative Easing; ossia, stampa moneta.
Come lo fa? Ogni mese acquista sul mercato 85 miliardi di titoli (fra governativi e immobiliari). Poiché l'attivo della Banca Centrale Usa è passato da 869 miliardi del 2007 a 3.038 miliardi attuali, ciò vuol dire che la Fed ha immesso oltre 2.000 miliardi di dollari nel sistema.
In Europa le ricette di politica monetaria sono varie.
In un mio post precedente, "Quantitative Easing e politica monetaria Bce", ebbi modo di spiegare in che modo la Bce attui la propria politica di rifinanziamento del sistema.
Finora si è agito soprattutto sul tasso di riferimento,  ossia il costo che le banche devono sostenere per ottenere finanziamenti a breve dalla Bce, sceso allo 0,25% ,senza quindi ulteriori e grosse possibilità di manovra.
Inoltre, sono state attuate operazioni di Ltro, ossia prestiti agevolati alle banche (tasso 1%) per 3 anni (1.000 miliardi di euro fra il dicembre 2011 e febbraio 2012), che hanno però sortito scarso impatto sull'economia reale perché non si sono tradotte in prestiti verso i privati e le aziende.
Anzi, a dirla tutta nell'ultimo anno la Banca Centrale Europea sta drenando liquidità invece di immetterla sul mercato, come dimostra la riduzione nei suoi attivi di bilancio.
Ma in realtà ci sarebbe una "terza via" di intervento che proviene dalla patria (a ragione) della finanza, il Regno Unito. Si tratterebbe di adottare il cosiddetto FLS, ovvero "Funding for lending scheme". Si tratta di un programma iniziato dalla Bank of England nel luglio 2012 che consiste sempre in un finanziamento agevolato alle banche da parte della Banca Centrale, ma con una caratteristica fondamentale: che la sua quantità e il prezzo sono direttamente correlati ai prestiti che le banche che ne usufruiscono erogano a privati e imprese. Un Ltro, ma finalizzato ad una scopo ben preciso: finanziare in ultima istanza l'economia reale e non trattenere, come è successo, i soldi all'interno dei bilanci degli istituti di credito.
Ma come funziona questo FLS? Senza scendere in dettagli approfonditi, che saranno magari argomento per un futuro post, inizialmente ogni banca partecipante al programma può prendere fondi agevolati dalla Bank of England fino a massimo il 5% del suo stock di prestiti in essere, pagando sull'utilizzo di tali fondi un tasso pari a 25 basis point (ossia 0,25%).
Qualora gli istituti di credito decidano di incrementare il proprio stock di prestiti netti (al netto dei rimborsi) verso le famiglie e le imprese nei 18 mesi di durata del programma, possono attingere per un pari importo, e sempre allo 0,25%, ad ulteriori prestiti agevolati.
Ad esempio, una banca che ha uno stock di prestiti a famiglie e imprese di 100 miliardi di sterline, può all'inizio del programma acquisire 5 miliardi di sterline di fondi agevolati. Se la banca presta, al netto, altri 7 miliardi di sterline entro il periodo determinato, può avere accesso ad ulteriori 7 miliardi di prestiti agevolati, arrivando quindi a 12 miliardi di fondi.
Si tratta, come si può vedere, di un concetto abbastanza semplice: se le banche possono ottenere prestiti agevolati a costi di finanziamento più bassi rispetto a quelli del mercato ed inoltre più prestano all'economia reale e più fondi a basso costo ottengono, il "credit crunch" (ossia il blocco dei rubinetti del credito da parte delle banche) si allontana. Immettendo liquidità nel sistema, si incentivano automaticamente consumi da parte delle famiglie e investimenti da parte delle imprese: in poche parole, si incentiva la ripresa economica.
E' inoltre chiaro che scopo dell'operazione è che la riduzione dei costi di finanziamento da parte del sistema bancario si trasmetta, come è avvenuto, in più bassi tassi di interesse su prestiti e mutui, incentivando ulteriormente il ricorso agli stessi a causa delle migliori condizioni di accesso al credito
Ma ha funzionato il programma?
Gli ultimi dati riguardano il terzo quarto del 2013. In tale periodo di tempo, 21 partecipanti allo schema (in totale sono 42 le isituzioni che ne hanno usufruito) hanno prelevato 5,5 miliardi di sterline (portando a 23,1 miliardi il totale da luglio 2012, data di inizio del FLS). I prestiti netti (prestiti erogati al netto dei rimborsi) sono stati positivi per 5,8 miliardi (importo dato dalla differenza fra le banche che hanno espanso i propri impieghi e quelle che li hanno contratti, in tale ultimo caso sfruttando solo il 5% iniziale dei finanziamenti del programma), con un +3,6 miliardi dal giugno 2012.
In sostanza, è avvenuta la trasmissione di liquidità al sistema dell'economia reale.
L'accelerazione è stata particolarmente veloce negli ultimi mesi, cioè nel momento in cui è andato a pieno regime il programma FLS. Il maggiore incremento c'è stato nei prestiti alle famiglie, tanto che l'estensione dello schema a Gennaio 2015 riguarderà solamente gli impieghi verso le piccole e medie imprese.
L'esperienza appare quindi positiva, tanto che Paul Fisher, Executive Director per i mercati della Bank of England, ha commentato: "La ripresa economica è a portata di mano. Questi dati dimostrano che un significativo miglioramento nelle condizioni del credito, assistito dal programma FLS, sta alimentando i prestiti al sistema. Va migliorata l'offerta di credito alle piccole e medie imprese. Ma la rifocalizzazione del FLS è progettata per continuare a supportare la ripresa, dove serve".
Ma riusciranno i "sepolcri imbiancati" della Bce, pervicacemente aggrappati fino alla morte al mandato loro affidato di esclusivo controllo dell'inflazione, a varare norme che, aprendo i "rubinetti", riescano finalmente a far ripartire, e velocemente, una Europa resa asfittica dalle politiche di austerity e dalla mancanza di liquidità?
I mezzi ci sono, e anche semplici da attuare, come dimostrano il Regno Unito, ma anche gli Stati Uniti e il Giappone.
E gli spocchiosi dottrinali, nella vita e a maggior ragione nell'economia e nella finanza, a nulla servono, se non a far perdere tempo.



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