Italiani all'estero: a volte ritornano?



Si sta discutendo in questi giorni dell'emendamento proposto dalla Lega per gli italiani residenti all'estero, contenuto nel decreto che include la "quota 100" a fini pensionistici e il famigerato "reddito di cittadinanza".
Leggendo la notizia su alcuni organi di stampa, in realtà, si rischia di avere una visione distorta della questione. Potrebbe sembrare una misura nuova e valida per tutti, ma non è così.
E' necessario quindi andare a vedere la legge che già regola la questione, ossia l'art.16 del D.Lgs. 147/2015, che tratta delle "Disposizioni recanti misure per la crescita e l'internazionalizzazione delle imprese", perché magari non tutti coloro che vivono all'estero la conoscono.
http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2015/09/22/15G00163/sg%20

E' prevista un'agevolazione fiscale per due categorie di lavoratori, definiti dalla legge, in maniera lessicalmente poco elegante, "Impatriati":

1. Laureati: già dal 2010 soggetti considerati destinatari di agevolazioni fiscali per il rientro dei lavoratori in Italia, possono essere assoggettati ai benefici previsti dalla norma del 2016 a condizione che:
      - siano cittadini UE, o extra UE con i cui Stati è in vigore una convenzione per evitare le doppie imposizioni o un accordo di scambio informazioni fiscali;
      - il reddito di lavoro dipendente o autonomo su cui si applica l'agevolazione deve essere prodotto in Italia, come è ovvio che sia (ma che è sempre meglio puntualizzare);
      - abbiano, oltre al titolo di laurea (triennale o magistrale), svolto in maniera continuativa un'attività di lavoro dipendente o autonomo o di impresa, fuori dall'Italia, e da almeno 24 mesi;
      - abbiano risieduto continuamente per almeno 24 mesi in Italia (se è ovvio per un italiano, non dimentichiamoci che la norma riguarda anche cittadini di altre nazioni, e tratta di rimpatrio);
      - trasferiscano la propria residenza in Italia entro tre mesi dall'assunzione o dall'inizio dell'attività.

Per questi, dal periodo d'imposta successivo al trasferimento della residenza in Italia e per i successivi 4 anni, è in vigore una deduzione del 50% dall'imponibile del loro reddito, ossia pagheranno imposte sul reddito limitatamente al 50% dello stesso.
Minori ritenute, maggiori somme in busta paga.
2. Manager e lavoratori ad elevata qualificazione o specializzazione: questo tipo di lavoratori, i cui requisiti vengono indicati dal D.lgs. 108/2012 e 206/2007 (su cui non mi dilungherò, ma di cui troverete il link a fine pagina), qualora decidano di trasferire la loro residenza in Italia, usufruiranno del beneficio fiscale di assoggettare a imposta solo il 50% del loro reddito da lavoro dipendente e per 5 anni dal trasferimento della residenza. Questo se l'attività è prestata in Italia presso impresa residente in Italia, e per un periodo superiore a 183 giorni per periodo d'imposta. Anche qui può trattarsi di italiani, ma anche di stranieri, l'importante è che non siano stati residenti nel nostro Paese nei 5 anni precedenti il trasferimento e si impegnino a restarci nei 2 anni successivi, pena la decadenza dell'agevolazione.

L'emendamento al decreto punta a far scendere al 70% la deduzione dal reddito imponibile (per cui solo il 30% di tale reddito sarà tassato); e a ridurre da 5 a 2 anni il periodo di non residenza in Italia per usufruire del beneficio. Percentuali diverse (10% per 5 anni) per chi decide di rientrare trasferendosi al Sud; e per chi arriva con almeno un figlio o compra casa (in tal caso 10% di reddito tassabile per i primi 5 anni e la possibilità di continuare a usufruire dell'agevolazione per altri 5 anni però al 50% di deduzione).

Iniziativa populistica, che non dice niente di nuovo.
Va ad emendare una normativa che ha già palesemente fallito nei suoi propositi, dati statistici alla mano (a meno che molti non conoscessero la legislazione per il rientro in Italia e non ne abbiano usufruito per questo).
E che non riguarda tutti gli italiani emigrati, ma una ristretta cerchia, quelli che il successo all'estero l'hanno ottenuto. E non credo che questi abbiano una gran voglia di tornare, ammesso e non concesso che in Italia possano trovare occupazioni adeguate. Anche perchè in fin dei conti la decisione di trasferirsi, soprattutto nei casi in questione, scaturisce quasi sempre da scelte di vita e da migliori opportunità lavorative.
Lo "zuccherino" fiscale in questi casi proprio non funziona.


http://def.finanze.it/DocTribFrontend/getAttoNormativoDetail.do?ACTION=getArticolo&id={40CC10D4-5C83-4C84-9001-D9802EA8F270}&codiceOrdinamento=200000100000000&articolo=Articolo%201

http://def.finanze.it/DocTribFrontend/getAttoNormativoDetail.do?ACTION=getSommario&id={564CB3A7-1A36-4C60-B787-CBDDE0DA3F4A}



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