Netflix: un Oscar per continuare a sognare
Si sta avvicinando la notte degli Oscar, e i bookmaker danno come grande favorito, nella categoria miglior film, "Roma" di Cuaron.
Si tratta di una pellicola prodotta da Netflix.
In gioco, la sera del 24 febbraio, ci sarà molto del futuro del gigante dello streaming.
In caso di vittoria si verificherebbe l'evento del primo Oscar a un film prodotto non da una major tradizionale, ma da una impresa nata nel 2015 come fornitrice di prodotti in streaming. Ciò potrebbe sancire la possibilità che il futuro del cinema non sia più file al botteghino, sedili più o meno comodi, pop corn e visione sociale, ma a casa propria (qualcosa di simile a Kindle con il mercato dei libri).
Le grandi catene cinematografiche hanno rifiutato il film "Roma" perché Netflix impone il passaggio al cinema in esclusiva solo per tre settimane, invece dei canonici tre mesi. E così poco conta per i loro bilanci questa voce di ricavo, dal momento che non hanno nemmeno fornito i dati sui biglietti venduti nei 250 cinema degli Usa dove il film è stato proiettato. A Hollywood si interrogano su questo.
Netflix si sta giocando molto del suo futuro.
Ma a che prezzo, economicamente parlando?
A fine 2018 i sottoscrittori di abbonamenti a Netflix risultavano in totale 139 milioni, di cui circa 60 milioni negli Stati Uniti. Negli Usa ci sono 126 milioni di famiglie, il che significa che ad oggi quasi il 50% delle stesse è abbonata. La Deloitte, nel suo "Digital media trends survey" del 2018, afferma che il 55% delle famiglie americane (70 milioni) ha sottoscritto al 2017 un abbonamento a pagamento per servizi in streaming, prediligendo contenuti originali
https://www2.deloitte.com/insights/us/en/industry/technology/digital-media-trends-consumption-habits-survey.html
Questo significa che Netflix ha in mano quasi tutto il mercato americano; ma anche che questo sta avvicinandosi ad essere saturo. Si tratterebbe, quindi, di convincere quella piccola percentuale di circa 10 milioni di famiglie che, pur essendo nel mercato streaming, non sono in Netflix; o di cominciare una battaglia per convincere ad abbonarsi chi non ne vuole sapere di servizi in streaming a pagamento.
Ma nei primi sei mesi del 2018, a fronte di 2,66 milioni di nuovi sottoscrittori, Netflix ha speso 456 milioni in marketing ( costi ricerca e sviluppo) solo negli Usa, il doppio dell'anno precedente. Il che significa una spesa di 170 dollari ognuno per acquisire ogni nuovo sottoscrittore (erano 65 dollari due anni fa). Considerando che il pacchetto standard costa 10,99 dollari, questo significa che ci vorranno 16 mesi prima di andare a break even su ognuno di questi nuovi sottoscrittori.
Chiaramente una battaglia sempre più senza esclusione di colpi.
Senza contare che i giganti dei media che stanno progettando di entrare in pompa magna nel settore (Disney, Amazon, Apple, Warner), produrranno una possibile concorrenza su prezzi e su costi, sia per acquisire nuovi clienti sia per produrre contenuti sempre migliori (cosa su cui Netflix ad oggi è assolutamente vincente).
La sfida si sposterà per Netflix inevitabilmente sull'aumento della percentuale di quota di mercato nel resto del mondo, rispetto alla sua già preponderante presenza negli Stati Uniti. E la vittoria per la prima volta di un film non in lingua originale sarebbe un segnale molto forte.
Altra considerazione finanziaria. Ad oggi il titolo Netflix quota, al mercato Nasdaq, circa 360 dollari. Con un EPS (Earnings per share, ossia quanto incide l'utile netto su ogni singola azione in circolazione) pari a 2.70, il P/E dell'azione è pari alla cifra di circa 133; significa che un investitore che compra un titolo è disposto a pagare 133 dollari per ogni dollaro di utile netto della impresa. Si tratta di una cifra astronomica, se paragonata alla media del P/E dello S&P500 (l'indice di riferimento della Borsa Usa) che è pari a 22 (era 123 nel maggio 2009, prima della grande crisi finanziaria mondiale).
L'azione è quindi decisamente sopravvalutata. In questi casi il rischio che il titolo crolli in borsa è possibile. Nel caso di Netflix le motivazioni all'acquisto possono essere diverse, e in parte giustificare il prezzo attuale (acquisti emotivi dettati dalla voglia di partecipare ai risultati di Netflix; oppure la percezione che l'azienda andrà a produrre utili sempre maggiori nel futuro). Fatto sta che eventuali passi falsi, finanziari o di quota di mercato, potrebbero rischiare di avere impatti deleteri su un'azione che quota così elevata.
Considerazioni quindi di natura commerciale ma anche finanziarie, hanno generato un'aspettativa così grande per questa serata degli Oscar.
E quindi, di conseguenza, anche il marketing diventa essenziale. Nessuno ha mai speso per promuovere un film per gli Oscar quanto fatto da Netflix per Roma.
Nell'azienda americana hanno creduto bene, per raggiungere lo scopo, di ingaggiare una esperta nelle campagne per gli Oscar, Linda Taback, forte della promozione di film vincitori come "Il discorso del re", "The Artist" e "Spotlight", nominata in luglio vicepresidente nel dipartimento "talent realtions and awards" (ovvero, in parole povere,una macchina da guerra per sfondare nel mercato cinematografico).
La spesa per contenuti è decisamente aumentata begli ultimi sei mesi del 2018, passando dai 4,4 miliardi dei primi sei mesi ai 5,5 dei restanti sei, superando gli 11 miliardi di dollari considerando le spese in marketing.
Parallelamente si è sostanzialmente ridotto il ritmo di crescita degli utili, evidenziato da un EPS passato da 0.85 nel secondo trimestre a 0.30 nell'ultimo quarto dell'anno.
Questo perché i ricavi non sono cresciuti proporzionalmente alle spese (7,6 miliardi nei primi sei mesi contro 8,5 nel secondo semestre).
La necessità di liquidità ha portato alla necessità di ottenere flussi di cassa positivi attingendo alle attività finanziarie, ovvero ai debiti a lungo termine, come evidenziato nel Cash Flow statement, che registra flussi di cassa in entrata da attività finanziarie nell'anno pari a oltre 4 miliardi di dollari).
https://it.investing.com/equities/netflix,-inc.-financial-summary
Morale della favola: Netflix comincia ad avere piccole preoccupazioni dal lato finanziario e piccole crepe nel trend di crescita, soprattutto sul mercato americano.
Gli investitori, nonostante il prezzo, continuano a privilegiare il titolo per le prospettive di crescita, che però deve dirigersi verso il mercato internazionale, perché quello interno può essere prossimo alla saturazione.
La notte degli Oscar può essere la grande occasione: crescere e fornire contenuti sempre di ottima qualità.
Perché come sempre succede, arrivare all'apice può accadere, il difficile arriva quando devi rimanerci.

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