La Bce aiuta le banche

Oggi la Bce ha assegnato al sistema bancario europeo finanziamenti per 529 miliardi di euro. Si tratta della seconda tranche di LTRO (Long Term Refinancing Operation) che segue la precedente di due mesi fa che fu di 489 miliardi.
La LTRO è una delle possibili operazioni di rifinanziamento (a mercato aperto) al sistema bancario adottate dalla Bce e si caratterizza per la più lunga durata di restituzione (in questo caso tre anni); il tasso è quello fissato per tali tipi di operazioni, ossia l'1%.
Dei 529 miliardi, circa 70 sarebbero stati richiesti da banche italiane.
C'è da auspicare che questa volte l'iniezione di liquidità serva a rifinanziare il sistema delle imprese e dei privati, al fine di rendere più veloce una ripresa dei consumi e degli investimenti e quindi una risalita economica.
La tranche precedente è servita quasi esclusivamente a sistemare i bilanci delle banche e ad acquistare titoli di stato a tassi alti e quindi convenienti, con la "scusa" di abbassare gli spread sui bond di alcuni paesi in difficoltà. Solamente il 4,5% di quella liquidità è effettivamente confluita sul mercato.
Il problema del "credit crunch", cioè della chiusura dei rubinetti del credito da parte delle banche, non è quindi scongiurato.
La Bce, nella sua funzione di "prestatore di ultima istanza" degli istituti di credito, sta cercando di fare la sua parte, pur con i vincoli a lei imposti dal sistema politico euro-germanico ossessionato dal controllo dell'inflazione.
Seppure da taluni accostato al Quantitative Easing, in realtà la Bce non crea moneta e quindi non produce inflazione.
Sarà veramente curioso verificare se la strategia dei paesi dell'eurozona riuscirà a produrre una crescita economica ( o quantomeno a rallentare la recessione), obiettivo che i politici sembrano aver demandato alla Banca Centrale, presi come sono dal varare misure di austerità che salvaguardino i propri debiti pubblici.
Ci auguriamo che le operazioni della Bce possano adempiere al loro scopo.
Intanto però nel Regno Unito i dati confermano che il paese britannico probabilmente eviterà la recessione; e gli Usa, nel quarto trimestre 2011, sono cresciuti del 3%. Entrambi adottano politiche monetarie diverse dalla isituzione presieduta da Mario Draghi.
Come si dice ..."ai posteri l'ardua sentenza".

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