Nuova tornata di QE per l'Inghilterra

La Banca d'Inghilterra prosegue nella sua strategia di politica monetaria fondata sul "Quantitative Easing" (QE), ossia immettere liquidità presso il sistema stampando elettronicamente moneta.
Si tratta di un sistema adottato, oltre che dalla Banca Centrale britannica, da quella Usa e da quella giapponese. La Bce non ha mai preso in considerazione tale eventualità in quanto ha come obiettivo monetario prioritario la stabilità dei prezzi ed il QE può avere come conseguenza, aumentando la quantità di moneta in circolazione, proprio l'aumento dell'inflazione. Fenomeno che, in un periodo di recessione e quindi di calo della domanda, non è scontato ma soprattutto assume rilevanza secondaria rispetto alla crescita economica.Con la decisione presa in questi giorni verranno immessi dalla banca d'Inghilterra altri 50 miliardi di sterline.
La decisione è stata presa in virtù della debolezza dei Paesi dell'eurozona e quindi in relazione a possibili problemi riguardanti un rallentamento nelle esportazioni inglesi (il Regno Unito esporta per circa il 40% verso le economie dell'eurozona ). Ma quello che giova sottolineare nelle dichiarazioni del Governatore della Banca Centrale britannica Mervyn King è un leggero ottimismo sulla crisi tuttora incombente sull'Europa; infatti non è data più per scontata la recessione. In particolare, la possibile discesa dell'inflazione sotto il 2% entro novembre 2012 e il conseguente aumento dei salari reali dovrebbero comportare una graduale ripresa nel 2012, confortata dai dati macroeconomici che hanno visto un aumento nella produzione industriale a Dicembre e una riduzione nel deficit della bilancia commerciale.
E' prevista una ulteriore tornata di Quantitative Easing a maggio, che porterebbe il totale di moneta emessa con tale strumento a 375 miliardi di sterline.
Continua quindi la differente modalità nell'affrontare la crisi da parte della Bank of England, portata più ad immettere liquidità nel sistema , rispetto alla Bce, più votata alla salvaguardia del sistema bancario che non ad evitare un deleterio "credit crunch".
I dati economici sembrano confortare le strategie inglesi e americane (con gli Usa capaci di creare negli ultimi due mesi decine di migliaia di posti di lavoro); l'Europa, con la sola eccezione della Germania (disoccupazione in calo e dati economici tutto sommato positivi), arranca ancora nei suoi problemi, allo stato attuale meno drammatici ma comunque pressanti nella loro necessità di risoluzione.

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