Fiat, da GM a Chrysler

Di fronte al successo della Fiat di Marchionne negli Usa, con la casa automobilistica torinese salita al 52% in Chrysler dopo il rimborso del prestito ai governi Usa e canadese, mi viene alla mente l'accordo con General Motors del 2000, e quindi di come le situazioni possano cambiare nel giro di pochi anni. Qui non affronteremo il discorso dell'elevato indebitamento finanziario della Fiat, su cui torneremo a parte; in questa sede ci occuperemo solo di effettuare un breve excursus storico sugli ultimi anni Fiat.
Nel marzo del 2000 Fiat e GM sanciscono un accordo di collaborazione: viene creata una nuova holding , la Fiat Auto Holding BV , nella quale confluiscono tutto il settore auto e veicoli commerciali ( ad eccezione di Ferrari e Maserati ), il cui 20% di capitale viene acquistato dalla GM ( la Fiat sottoscrive il 5,1% del capitale della GM ) . Viene sancita una put option , ossia un diritto da parte della Fiat a vendere alla GM ( tra il 24 gennaio 2004,poi slittata a gennaio 2005,  e il 23 luglio 2009 ) l'80% del capitale della Fiat Auto Holding, quindi sostanzialmente a vendere tutto il settore auto alla casa americana.

La Fiat e' in crisi nera. Il 10.12.2001 il cda annuncia un piano di rilancio per il triennio 2002-2004 a fronte di dati di bilancio che evidenziano 35 miliardi di debiti, una Posizione Finanziaria Netta negativa per 7,5 miliardi di euro ( per Posizione Finanziaria Netta si intende la differenza tra i debiti finanziari , indipendentemente dalla scadenza temporale, le attivita' finanziarie a breve e le disponibilita' liquide, e rappresenta quindi l'esposizione netta con il sistema bancario ); il reddito operativo del terzo trimestre del 2001 pari a 35 mld. di euro e' solo lo 0,3% dei ricavi.
Nel 2002, avviene  la storica cessione a Mediobanca del 35% della Ferrari ,con la somma ricavata necessaria a fronteggiare la grave crisi di liquidita' dell'azienda torinese  (non servira', poiche' il mese successivo la Fiat dovra' comunque ricorrere ad un prestito convertendo, ossia che puo' essere convertito in azioni a favore dei creditori , di 3 mld. di euro) . A quell'epoca ad della Fiat era Gabriele Galateri, uomo Agnelli reduce dalla ristrutturazione della Ifil ( cassaforte di famiglia ) , arrivata ad avere beni in portafoglio per 3,8 miliardi di euro grazie ad una strategia di diversificazione in industrie non cicliche , non sottoposte cioe' alle fluttuazioni tipiche dell'industria dell'auto ( agroalimentare, grande distribuzione, turismo ).
L'accordo di S.valentino del febbraio 2005 sancisce il divorzio Fiat-GM ,con cancellazione  della put ( carta che sarebbe stata utilizzata da Fiat in caso di mancato risanamento del settore auto ),delle joint ventures e restituzione alla Fiat del 10% di GM in Fiat Auto Holding, il tutto per 1,55 mld. di euro.
Nel frattempo a gennaio 2004 sale ai vertici di Fiat Sergio Marchionne, manager abruzzese che ha studiato in Canada e con fama di risanatore , e che viene da due anni di esperienza come amministratore delegato della societa' svizzera SGS ( Societe' Generale de Surveillance ) leader mondiale nei servizi di ispezione e certificazione.
Il resto e' cronaca degli ultimi tempi .

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