Quantitative Easing e politica monetaria Bce -2^parte-
La ricerca della stabilità dei prezzi , seppure ritenuto importante, non è per la Bank of England l'unico proposito che muove la sua politica monetaria, e comunque sia non si ravvisa l'enfasi che invece troviamo nelle regole della Bce. Mentre questa afferma che " il primario obiettivo dell'Eurosistema è mantenere la stabilità dei prezzi...... Il Trattato stabilisce una chiara gerarchia di obiettivi per l'Eurosistema.....assicurare la stabilità dei prezzi è il più importante contributo che la politica monetaria può fare per raggiungere favorevoli condizioni economiche e un alto livello di occupazione", la BoE dice che "Uno dei due principali propositi della Bank of England è la stabilità monetaria, ossia prezzi stabili e fiducia nella valuta......la bassa inflazione non è fine a se stessa. E' comunque un importante fattore nell'aiutare a incoraggiare la stabilità di lungo periodo dell'economia. La stabilità dei prezzi è una precondizione per raggiungere un più ampio obiettivo economico di crescita sostenibile e di occupazione".
Il target del livello di inflazione è fissato dal Governo britannico e la Banca Centrale cerca di soddisfarlo attraverso le sue decisioni. Attualmente è del 2% secondo l'indice CPI (per la differenza fra indice CPI e RPI si veda il mio post "Inflazione UK"). La Bank of England non richiede che il livello sia questo costantemente, e neanche lo desidera (se questo fosse lo scopo si avrebbero continue modifiche ai tassi di interesse che porterebbero incertezza e volatilità nell'economia). La politica monetaria deve perciò manovrare affinchè il livello di inflazione ritorni in prossimità del target nel più ragionevole tempo possibile.
In UK nel gennaio 2009 è stato introdotto il sistema del "quantitative easing" (QE), ufficialmente "Asset Purchase Facility (APF)". Inizialmente riguardava l'acquisto di obbligazioni corporate private e serviva per stabilizzare il mercato del credito e permettere alle società più grandi di disporre di maggiore liquidità, adottando un nuovo sistema di acquisto in luogo della emissione di Buoni del Tesoro.
Nel marzo 2009 il QE viene esteso anche all'acquisto di bond governativi ( Gilts ).
"Quantitative easing" significa immettere moneta (non stampandola ma creandola elettronicamente, movimentando le riserve della Banca Centrale) direttamente nel sistema economico, tramite l'acquisto per l'appunto di bond governativi e (in più piccola parte) privati sul mercato secondario. Questi acquisti avvengono a titolo definitivo, se è vero che il Governatore della BoE auspica che in un futuro, una volta usciti dalla strategia di acquisto degli assets, si pervenga alla riduzione dei titoli detenuti tramite la PAF e che ciò avvenga non solo a seguito delle normali scadenze dei bond ma anche tramite vendite degli stessi.
In Inghilterra quindi lo strumento della politica monetaria si è spostato verso la quantità di moneta fornita al sistema invece che sul suo prezzo, ossia il tasso di interesse (l'esatto contrario di quello che fa la Bce). L'obiettivo iniziale è sempre quello di tenere sotto controllo l'inflazione.
Certamente quando tale pratica fu introdotta la situazione economica del Regno Unito era di recessione (GDP negativo) e inflazione calante. Non avendo più la possibilità di operare sul tasso di riferimento (già allo 0,50%) per stimolare l'economia e al fine di far ripartire consumi e investimenti fu deciso di adottare nell'ambito della politica monetaria questo sistema, con un allargamento della base monetaria che, tramite il sistema bancario, avrebbe dovuto incentivare l'offerta di denaro e il credito e incrementare la liquidità nel settore privato, fornendo spinta all'inflazione e alla ripresa economica.
Nel marzo 2009 fu deciso per 125 miliardi di sterline di APF, poi portato ad agosto e a novembre dello stesso anno a 200 miliardi. Ad ottobre 2011, in concomitanza con la crisi dell'eurozona (che ha colpito il Regno Unito quale grande esportatore), il Governo ha autorizzato la BoE ad altri 75 miliardi di QE per acquisti da effettuarsi nei successivi 4 mesi, sull'assunto tra l'altro che l'inflazione (al 5%) è prevista nel possimo anno in fase calante, al di sotto del target del 2% (si veda sempre il post "Inflazione UK" per le ragioni dell'inflazione così alta e del calo previsto). Anzi, c'è da dire che proprio per questo motivo tanti economisti prevedono ulteriori operazioni di QE; c'è chi ipotizza si possa arrivare a 400-500 miliardi di sterline.
La differenza operativa fra operazioni di quantitative easing e acquisti sul mercato aperto da parte della Bce è che, mentre queste ultime sono estemporanee, le prime sono, come visto, specificate nell'ammontare e nel periodo di validità degli acquisti. Il QE costuituisce quindi un ben preciso e quantificato segnale di politica monetaria.
Il sistema usato dalla Bank of England, come visto, può portare ad incrementi nell'inflazione (d'altronde è nato proprio per questo scopo), ma collegati comunque all'aumento della capacità di spesa del sistema. La Bce non lo può e non lo vuole fare. E' stata praticamente costretta ad acquistare bond irlandesi, italiani e spagnoli, ma la motivazione è stata quella di sostenere i prezzi e ridurre gli effetti della speculazione. Certo si priva di uno strumento in più per far crescere il sistema economico. E in un periodo di recessione, che giocoforza porta con sè riduzioni nel livello dei prezzi, avere un'arma in più rispetto alla sola manovra sui tassi di interesse non sarebbe male. E rappresenterebbe un modo indiretto di stimolo dell'economia, se è vero come è vero che la motivazione che all'inizio del 2009 portò alla creazione del programma di QE fu quella di mantenere la stabilità dei prezzi per supportare il processo governativo di crescita economica e di occupazione (sta nello scambio di lettere fra il Governatore e il Cancelliere allo Scacchiere), alla faccia della teoria di neutralità della moneta nel lungo periodo (quella che dice, in sintesi, che una variazione nella quantità di moneta modificherà nel lungo periodo il livello generale dei prezzi ma non inciderà in via permanente sulle variabili reali, ossia prodotto ed occupazione).
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