L'Europa non deve essere solo un sistema di regole. E' l'occasione questa per ridefinire la politica estera ed economica del Regno Unito?
Lo scorso fine settimana Bruxelles ha visto alla luce un accordo a 26 sulle nuove regole che vincoleranno nel prossimo futuro le decisioni interne dei singoli Paesi per ciò che concerne, in particolar modo, le politiche di bilancio.
L'unica a rimanere fuori è il Regno Unito di Cameron, preoccupato dalla sempre più folta pattuglia di euroscettici all'interno del suo partito e teso a preservare l'autonomia della City dalle possibili decisioni della Ue (e parlo in particolar modo della famosa tassa sulle transazioni finanziarie più volte proposta dalla Germania e dalla Francia).
Come suggerisce il "Sunday Telegraph", l'idea comunque che gli altri 26 membri siano un unico blocco unito è falsa, in quanto sono fortemente divisi su molti argomenti, tra cui le regole economiche, il livello delle tasse e la spesa assistenziale.
Ma è un topolino quello partorito nel summit della scorsa settimana?
Di certo non è soddisfatta la Germania. Il piano della Merkel era quello di modificare i Trattati e prevedere quindi l'intervento, con nuovi poteri, delle istituzioni della Ue (Commissione e Corte di Giustizia in particolare, nell'ambito del "ricorso per inadempimento") al fine di far rispettare in ogni singolo Paese le regole di budget e quindi preservare l' "unione fiscale". Il veto di Cameron ha costretto la Merkel ad accettare un piano di ripiego, ossia un accordo intergovernativo.
Soddisfatta invece la Francia di Sarkozy, l'unico uscito sorridente e vincitore, in quanto l'accordo (considerato come seconda opzione dalla Merkel) non conferisce ulteriori poteri a Bruxelles.
Esemplificativo l'astio mostrato da Sarkozy, rispetto all'atteggiamento più conciliante della Merkel, per il veto di Cameron, nonchè le cadute di stile nelle sue affermazioni come"..quelli che non hanno voluto unirsi all'euro non sono nella migliore posizione per consigliare i suoi membri sul suo funzionamento" o del suo staff diplomatico : "Cameron sembrava un invitato ad un party che prevede lo scambio di coppia senza essere accompagnato" (anche se in realtà rende bene l'idea).
Il Financial Times pone dubbi sulla reale efficacia degli accordi di Bruxelles, in quanto eventuali decisioni verrebbero prese senza il conforto della legge e quindi senza la certezza automatica e il diritto di poter usare le istituzioni Ue per imporre il rispetto delle regole. Oltre al Regno Unito ( Cameron ha detto che "le istituzioni della Ue appartengono alla Ue, quindi a tutti e 27 i Paesi") tale tesi trova riscontro in affermazioni di convinti Euro federalisti, come l'ex primo ministro belga. Stuoli di avvocati ed esperti stanno già verificando se esistono spazi e modi per poter utilizzare i poteri della Commissione Europea e della Corte di Giustizia anche in presenza di semplice accordo intergovernativo.
Il tempo dirà se David Cameron ha avuto ragione o no. Di certo la Gran Bretagna deve ora decidere qual'è il suo nuovo ruolo per l'Europa a due velocità, come è stata definita dopo lo strappo di Bruxelles. Il dilemma è come farà il Premier inglese a difendere gli interessi della Gran Bretagna da nuove regole decise dalla Ue se egli sarà assente da quel tavolo? Se gli altri Paesi decideranno la famosa tassazione finanziaria, potranno esimersi le banche francesi o tedesche dalla City dall'applicarla? Ma gli si può dar torto, se ci si basa sull'assunto che gli accordi usciti da Bruxelles prefigurano un'Europa caratterizzata solamente da un insieme di regole, senza alcuna responsabilità collettiva? Non si parla di Eurobond; si parla di un Ente, Efm, di là da venire; la Bce infine ha già ribadito che lei è il prestatore di ultima istanza delle banche europee, non dei Governi. Dove sta allora, ci si può chiedere, questo grande successo che dovrebbe marginalizzare Londra se non l'ennesima pretesa di voler uniformare Paesi diversi tra loro economicamente e finanziariamente, circostanza ampliamente giustificata come fondamento della crisi dell'euro? O forse ha ragione il sindaco di Londra Boris Johnson quando dice che il summit ha lasciato Londra come capitale del Brics (le economie emergenti di Brasile,Russia,Cina e India), quindi non isolata , intendendo dire che è tempo di riaggiustare la politica estera ed economica del Regno Unito e rivolgersi più verso i Paesi economici emergenti rispetto alla stagnante Europa?
L'unica a rimanere fuori è il Regno Unito di Cameron, preoccupato dalla sempre più folta pattuglia di euroscettici all'interno del suo partito e teso a preservare l'autonomia della City dalle possibili decisioni della Ue (e parlo in particolar modo della famosa tassa sulle transazioni finanziarie più volte proposta dalla Germania e dalla Francia).
Come suggerisce il "Sunday Telegraph", l'idea comunque che gli altri 26 membri siano un unico blocco unito è falsa, in quanto sono fortemente divisi su molti argomenti, tra cui le regole economiche, il livello delle tasse e la spesa assistenziale.
Ma è un topolino quello partorito nel summit della scorsa settimana?
Di certo non è soddisfatta la Germania. Il piano della Merkel era quello di modificare i Trattati e prevedere quindi l'intervento, con nuovi poteri, delle istituzioni della Ue (Commissione e Corte di Giustizia in particolare, nell'ambito del "ricorso per inadempimento") al fine di far rispettare in ogni singolo Paese le regole di budget e quindi preservare l' "unione fiscale". Il veto di Cameron ha costretto la Merkel ad accettare un piano di ripiego, ossia un accordo intergovernativo.
Soddisfatta invece la Francia di Sarkozy, l'unico uscito sorridente e vincitore, in quanto l'accordo (considerato come seconda opzione dalla Merkel) non conferisce ulteriori poteri a Bruxelles.
Esemplificativo l'astio mostrato da Sarkozy, rispetto all'atteggiamento più conciliante della Merkel, per il veto di Cameron, nonchè le cadute di stile nelle sue affermazioni come"..quelli che non hanno voluto unirsi all'euro non sono nella migliore posizione per consigliare i suoi membri sul suo funzionamento" o del suo staff diplomatico : "Cameron sembrava un invitato ad un party che prevede lo scambio di coppia senza essere accompagnato" (anche se in realtà rende bene l'idea).
Il Financial Times pone dubbi sulla reale efficacia degli accordi di Bruxelles, in quanto eventuali decisioni verrebbero prese senza il conforto della legge e quindi senza la certezza automatica e il diritto di poter usare le istituzioni Ue per imporre il rispetto delle regole. Oltre al Regno Unito ( Cameron ha detto che "le istituzioni della Ue appartengono alla Ue, quindi a tutti e 27 i Paesi") tale tesi trova riscontro in affermazioni di convinti Euro federalisti, come l'ex primo ministro belga. Stuoli di avvocati ed esperti stanno già verificando se esistono spazi e modi per poter utilizzare i poteri della Commissione Europea e della Corte di Giustizia anche in presenza di semplice accordo intergovernativo.
Il tempo dirà se David Cameron ha avuto ragione o no. Di certo la Gran Bretagna deve ora decidere qual'è il suo nuovo ruolo per l'Europa a due velocità, come è stata definita dopo lo strappo di Bruxelles. Il dilemma è come farà il Premier inglese a difendere gli interessi della Gran Bretagna da nuove regole decise dalla Ue se egli sarà assente da quel tavolo? Se gli altri Paesi decideranno la famosa tassazione finanziaria, potranno esimersi le banche francesi o tedesche dalla City dall'applicarla? Ma gli si può dar torto, se ci si basa sull'assunto che gli accordi usciti da Bruxelles prefigurano un'Europa caratterizzata solamente da un insieme di regole, senza alcuna responsabilità collettiva? Non si parla di Eurobond; si parla di un Ente, Efm, di là da venire; la Bce infine ha già ribadito che lei è il prestatore di ultima istanza delle banche europee, non dei Governi. Dove sta allora, ci si può chiedere, questo grande successo che dovrebbe marginalizzare Londra se non l'ennesima pretesa di voler uniformare Paesi diversi tra loro economicamente e finanziariamente, circostanza ampliamente giustificata come fondamento della crisi dell'euro? O forse ha ragione il sindaco di Londra Boris Johnson quando dice che il summit ha lasciato Londra come capitale del Brics (le economie emergenti di Brasile,Russia,Cina e India), quindi non isolata , intendendo dire che è tempo di riaggiustare la politica estera ed economica del Regno Unito e rivolgersi più verso i Paesi economici emergenti rispetto alla stagnante Europa?
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