La ripresa economica è legata alle speranze di un futuro migliore
Mettiamoci nei panni di un qualsiasi cittadino medio europeo. Che dilemma deriva dalla lettura dei giornali o dalle dichiarazioni di politici e analisti di ogni tipo! Dobbiamo spendere e consumare per rilanciare l’economia (come nella migliore tradizione americana) o risparmiare in attesa di tempi migliori (chissà quando) come fanno i tedeschi, che aborriscono anche l’uso della carta di credito sulla base dell’assunto che ”vanno spesi solo i soldi che uno ha nel portafogli”?
Bella domanda. Per far funzionare l'economia i soldi devono circolare: se io consumo e spendo in beni e servizi perchè ho reddito disponibile (sia perchè l'ho risparmiato, sia perchè me l'hanno dato le banche, sia perchè ho lo stipendio incrementato in termini reali) consento alle imprese di vendere i loro prodotti, di fare utili, di investire (aiutati anche loro dal sistema bancario) e di aumentare i redditi dei propri dipendenti. A ciò va aggiunto tutto l'indotto che gravita attorno al sistema economico (professionisti, e quant'altro). Il cerchio deve chiudersi.
Mi rendo conto della estrema semplicità dello schema, ma le teorie economiche complesse (magari poco empiriche) in situazioni di crisi non servono.
Siccome non si può negare che il denaro in circolazione ci sia (non è stato certo bruciato), occorre che i consumatori vincano la paura del futuro e comincino a credere di essere loro i principali protagonisti della ripresa (sono loro che comprano).
Certo non è che gli attori del palcoscenico economico-finanziario favoriscano molto questa prospettiva. I titoli dei giornali e le affermazioni sbattute in prima pagina per accentuare la tragicità del momento di certo rendono digeribili le misure di austerity ma non favoriscono la crescita economica, che è il fine ultimo di tutto quanto si sta facendo.
Mi fa quindi piacere, e la metto in risalto, una notizia che ho letto sul quotidiano inglese "The Independent", il quale in un trafiletto recita:
"Le imprese della City di Londra hanno creato il 16% in meno di posti di lavoro a novembre rispetto al mese precedente".
Ho sottolineato la parola "creato" non solo perchè mi piace di più di "perso", ma anche perchè l'articolo parla di 2.670 posti di lavoro CREATI nel settore dei servizi finanziari a Novembre rispetto ai 3.160 del mese di Ottobre, considerando però che gli ultimi due mesi dell'anno sono tradizionalmente più calmi per le banche d'investimento in quanto molti dipartimenti devono ancora chiudere i budgets di reclutamento per l'anno successivo. Comunque, a parziale soddisfazione, c'è stato un incremento nella domanda di figure bancarie londinesi nei mercati asiatici, in particolare Hong Kong.
A me sembra una buona notizia, e comunque mi mette più stimolo di quelle che evocano "la Grande Depressione" oppure parlano di "più grave crisi dopo la Seconda Guerra Mondiale"; non serve a niente evocare spettri, e di certo non aiuta la crescita economica e la speranza che le cose sicuramente torneranno, nel più breve tempo possibile, per il verso giusto.
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