Prime ripercussioni nell'Europarlamento al veto di David Cameron
Primi regolamenti di conti sembrano prefigurarsi dopo il veto di Cameron al summit della scorsa settimana. Almeno così lascia prefigurare un breve articolo del Financial Times di ieri.
Sharon Bowles è una valente esponente del partito Liberal-Democratico, che governa la Gran Bretagna in coalizione con i Conservatori. La signora è parlamentare europeo nonchè presidente (tra l'altro il primo britannico) della potente commissione per gli Affari Economici e Monetari. E' stata estremamente critica con la decisione del suo Primo Ministro, accusandolo di aver "messo in pericolo gli interessi del Regno Unito" e che "il suo veto ha reso il risultato del summit più intergovernativo e meno responsabile democraticamente".
Come si vede da queste ma anche da altre dichiarazioni, una presa di posizione assai dura.
Questo però non le è bastato, stando al FT, per evitare voci di minacce di essere spodestata dalla sua posizione come ripercussione di quanto accaduto.
Alcuni Europarlamentari stanno, allo stato attuale ancora abbastanza velatamente, suggerendo alla Bowles di dimettersi dal suo ruolo sulla base del fatto che un europarlamentare britannico non avrebbe a questo punto la credibilità per poter guidare una commissione che si occupa di questioni attinenti l'eurozona; non quindi per la sua competenza ma per la sua nazionalità. A conferma del clima l'affermazione di un veterano europarlamentare tedesco sul fatto che sia arrivato il momento "di marginalizzare la Gran Bretagna così che il paese arrivi a sentire la sua perdita di influenza".
Mi auguro che tutto questo rientri nell'ambito di una normale dialettica politica. Se così non fosse sarebbe indice di una grave mancanza di democrazia in una Istituzione che invece dovrebbe essere presa come esempio. Fino a prova contraria la Gran Bretagna fa ancora parte della Unione Europea, e non credo sia giusto poter biasimare un capo di stato che prende una posizione, giusta o sbagliata che sia, diversa da quella "imposta". Non tutti i Paesi partono da una subordinazione economica e finanziaria che li costringe ad assumere decisioni prese da altri. Se poi sentimenti nazionalisti e antichi rancori albergano nella più importante istituzione europea..........non commento oltre.
Sharon Bowles è una valente esponente del partito Liberal-Democratico, che governa la Gran Bretagna in coalizione con i Conservatori. La signora è parlamentare europeo nonchè presidente (tra l'altro il primo britannico) della potente commissione per gli Affari Economici e Monetari. E' stata estremamente critica con la decisione del suo Primo Ministro, accusandolo di aver "messo in pericolo gli interessi del Regno Unito" e che "il suo veto ha reso il risultato del summit più intergovernativo e meno responsabile democraticamente".
Come si vede da queste ma anche da altre dichiarazioni, una presa di posizione assai dura.
Questo però non le è bastato, stando al FT, per evitare voci di minacce di essere spodestata dalla sua posizione come ripercussione di quanto accaduto.
Alcuni Europarlamentari stanno, allo stato attuale ancora abbastanza velatamente, suggerendo alla Bowles di dimettersi dal suo ruolo sulla base del fatto che un europarlamentare britannico non avrebbe a questo punto la credibilità per poter guidare una commissione che si occupa di questioni attinenti l'eurozona; non quindi per la sua competenza ma per la sua nazionalità. A conferma del clima l'affermazione di un veterano europarlamentare tedesco sul fatto che sia arrivato il momento "di marginalizzare la Gran Bretagna così che il paese arrivi a sentire la sua perdita di influenza".
Mi auguro che tutto questo rientri nell'ambito di una normale dialettica politica. Se così non fosse sarebbe indice di una grave mancanza di democrazia in una Istituzione che invece dovrebbe essere presa come esempio. Fino a prova contraria la Gran Bretagna fa ancora parte della Unione Europea, e non credo sia giusto poter biasimare un capo di stato che prende una posizione, giusta o sbagliata che sia, diversa da quella "imposta". Non tutti i Paesi partono da una subordinazione economica e finanziaria che li costringe ad assumere decisioni prese da altri. Se poi sentimenti nazionalisti e antichi rancori albergano nella più importante istituzione europea..........non commento oltre.
Commenti
Posta un commento