Inflazione UK


La Banca d'Inghilterra ha pubblicato le proprie previsioni sull'economia inglese per il prossimo futuro.
Un dato importante da analizzare è quello relativo all'inflazione.
La Bank of England prevede una drastica riduzione del livello di inflazione in UK per il prossimo anno. L'indice dei prezzi è un argomento oramai consueto per noi europei, abituati alla quasi ossessiva ricerca da parte prima della Bundesbank e ora della Bce della stabilità dei prezzi come principale obiettivo della politica monetaria.
In UK vengono utilizzati due tipi di calcolo dell'inflazione. Il Governo adotta il CPI (Consumer Price Index) che considera un paniere di beni tra cui servizi, elettricità, food, trasporti, ecc.; ma esiste anche il RPI (Retail Price Index) che considera in aggiunta altri beni (tra cui ad esempio i costi per l'abitazione) e che viene utilizzato, tra le altre cose, come indice per l'adeguamento delle pensioni. I panieri vengono variati annualmente a seguito dei risultati ottenuti sulle abitudini di acquisto di 6.500 famiglie prese a campione, processo che porta alla scelta di quali beni mantenere, aggiungere o togliere dal paniere (nel 2011 ad esempio sono stati aggiunti smartphone e applicazioni su cellulari).  I due indici hanno valori diversi tra loro, riflettendo la loro diversa composizione: a volte è maggiore il CPI a volte (come oggi) il RPI, ma comunque entrambi riflettono appieno la dinamica dei prezzi.
Ebbene, la Banca di Inghilterra, in questo supportata da molti economisti ed analisti, prevede che l'inflazione (in questo caso il CPI) scenda dal 5% attuale a sotto il 2% entro la fine del 2012. Già qualche avvisaglia si è avuta in questi giorni, con il CPI sceso dal 5,2% al 5% tra settembre ed ottobre e il RPI dal 5,6% al 5,4%.
Tre sono state le cause che hanno portato l'inflazione inglese a livelli così alti, producendo effetti negativi sui  salari reali (ossia la differenza tra i salari nominali ed il livello di inflazione) con conseguente riduzione del reddito disponibile, e sui redditi da investimenti (si calcola che, sulla base dei bassi rendimenti dei titoli obbligazionari statali inglesi, l'inflazione produca attualmente un tasso reale negativo pari a circa il 2,5%):
- alti costi energetici: come quasi tutto il mondo industrializzato, anche in UK gli ultimi tempi sono stati caratterizzati dagli alti costi delle bollette energetiche;
- deprezzamento della sterlina: la crisi finanziaria globale del 2008 ha colpito in maniera robusta l'Inghilterra in quanto piazza finanziaria di riferimento per l'Europa. Il tasso di cambio sterlina/dollaro Usa, che a novembre del 2007 aveva raggiunto il livello record di 2,1161 $/£ (il livello più alto da 26 anni) , ha visto rapidamente il deprezzamento della valuta inglese, arrivata a gennaio 2009 al tasso di 1,35 $/£ (il più basso degli ultimi 24 anni). Allo stesso modo il comportamento del  cambio sterlina/euro, arrivato a fine marzo 2009 a 1,06 euro/sterlina (era a circa 1,35 ad inizio 2008). Il deprezzamento della valuta ha portato conseguentemente ad un aumento nei prezzi dei beni importati, circostanza particolarmente gravosa per un paese come il Regno Unito con un elevato livello nel deficit della bilancia commerciale dei beni( a settembre è, ad esempio, aumentato a 9,81 miliardi di sterline rispetto agli 8,4 dell'anno precedente);
- variazione VAT:  il VAT è l'Iva inglese. Per contrastare la recessione del 2008 il Governo inglese varò una riduzione temporanea del VAT dal 20% al 15% a dicembre 2008, per poi riportarla gradualmente al 17,5% a gennaio 2010 e al 20% a gennaio 2011. Indubbi gli effetti in termini di riduzione dell'inflazione al momento della riduzione ( la RPI passò dal 4,1% al 3,1% e la CPI dal 3% allo 0,90%), ma indubbi anche gli effetti inflazionistici al ripristino dei valori più alti.

Le previsioni che indicano una diminuzione dei prezzi in UK poggiano principalmente sugli effetti sui redditi delle misure di austerità, sulla caduta dei prezzi del settore alimentare (scesi dello 0,9% tra settembre ed ottobre) e delle commodity ed infine  sul fatto che l'incremento nel VAT di gennaio e il forte aumento verificatosi nel prezzo del petrolio non incideranno più quando nel 2012 verrà calcolato il livello di inflazione rispetto all'anno precedente. 
Se nel lungo periodo questa prospettiva dovrebbe portare a miglioramenti nei redditi reali disponibili,  fino ad allora le tensioni sulle famiglie resteranno, sia per effetto della crisi dell'Eurozona e sia perchè ci vorrà tempo prima che i salari reali aumentino  . A questo riguardo il Governo inglese, in maniera del tutto condivisibile, ha in programma di mostrare ai propri cittadini la "carota" (sotto forma di incremento nelle indennità personali fiscali e di possibile congelamento della council tax, la tassa che proprietari ed inquilini pagano ogni anno sulla abitazione in cui risiedono) dopo il "bastone" delle misure di austerità; ed il Partito Laburista, come espresso nel corso del Congresso del mese scorso dal suo leader Miliband, vorrebbe reintrodurre una temporanea riduzione nel VAT (in controtendenza rispetto alle misure diversamente introdotte in Italia).

Commenti

  1. In questo Mondo dove vogliamo andare??? Ma è possibile che nessuno dei geni dell'economia, non abbia una ricetta per superare questo drammatico momento, oppure e tutta una cosa voluta? In questo momento chi a tanta disponibilità finanziaria puo fare tanti affari speculando su tutto.
    I capitalismo sarà di pochi.

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