Ma chi sono i "mercati"?


Le probabili dimissioni di Berlusconi da premier sembrano aprire diverse prospettive. La formazione di un governo tecnico (probabilmente guidato da Mario Monti) viene dai mercati finanziari  preferita alle elezioni anticipate.
Il Financial Times di oggi delinea quattro possibili scenari per i nostro Paese.
1.  L'Italia ha fondamentali economici molto più forti della Grecia: il debito pubblico è molto alto ed è la ragione che ha innescato la crisi, ma il deficit annuale appare basso e l'economia reale è grande e diversificata. Un piano che tagliasse il debito e stimolasse la crescita economica potrebbe ricoprire il buco finanziario creatosi. Il quotidiano fa l'esempio dell'Irlanda che aveva fondamentali solidi prima della crisi finanziaria, e che dopo aver incassato 85 miliardi di euro a seguito del piano di salvataggio dell'anno scorso, ha visto i tassi sui titoli pubblici scendere drasticamente dal 14% di luglio al 7,6% attuale, a seguito di due quarti di anno con esportazioni maggiori di quelle inizialmente previste.
2.  Il Fondo Monetario Internazionale mette a disposizione una linea di credito all'Italia (tale aiuto è stato comunque rifiutato da Berlusconi nel corso del G20 di Cannes). Il Fondo fornisce in genere tale facilitazione a paesi ancora solventi ma che hanno problemi nel procurarsi liquidità . Questa linea di credito eviterebbe in prima istanza all'Italia di ottenere liquidità a tassi di interesse che al livello attuale sono insostenibili. Sarebbe però una soluzione palliativa, perchè dovrebbe comunque essere accompagnata da un piano di austerità, ma soprattutto non convincerebbe i mercati. 
3.  Qualora le due soluzioni sopra delineate non fossero sufficienti, l'Italia dovrebbe ricorrere ad un piano di salvataggio. In tal caso, sempre secondo il Financial Times, l'Unione Europea ed il Fondo Monetario sosterrebbero per 3 anni il peso dei pagamenti del debito pubblico italiano. Ma un simile piano di salvataggio avrebbe dimensioni diverse rispetto, ad esempio, a quello disegnato per la Grecia (viene calcolato il doppio).
A questo punto, visto che le risorse del Fondo Monetario non sono infinite, potrebbe sorgere il problema  che altri paesi in via di sviluppo (il Financial Times cita il Brasile) potrebbero obiettare sui troppi soldi dati ancora da organizzazioni internazionali al salvataggio di una nazione dell'area Euro
4.  La Banca Centrale Europea compra indefinitamente titoli di stato italiani e permette a Roma di ripresentarsi sul mercato, in un prevedibile futuro, prendendo a prestito a tassi più bassi. Questa ultima soluzione vedrebbe di sicuro il veto negativo della Germania (già in passato i tedeschi hanno chiaramente fatto intendere il loro diniego a tale tipo di operazioni della Bce). Il parere non favorevole della Germania, che ha a disposizione due voti nel board della Bce,  potrebbe anche  essere superato, ma ciò porterebbe indubbiamente ad una spaccatura che in questo momento non è molto augurabile.

La situazione, come si può vedere, è abbastanza statica. Si rimane praticamente in attesa di ciò che succederà in Italia: o governo tecnico o elezioni. Per poi decidere cosa si dovrà fare.  I mercati sembrano chiaramente propendere per la soluzione del governo tecnico.
Ma a questo punto la domanda di fondo è: MA CHI SONO I MERCATI?
Una risposta l'ho letta sul "London Evening Standard" di ieri, e ricalca grosso modo quello che è il mio pensiero. I maggiori custodi dei capitali di investimento, quelle che chiamiamo "istituzioni", sembra non stiano speculando sui mercati, ma mantengono le loro posizioni in attesa di vedere che cosa sarà fatto a livello politico ed economico. D'altronde, per quanto grande possa essere il mercato dei bond governativi, essendo questi titoli per la gran parte in mano a compagnie assicurative e fondi pensione (che acquistano obbligazioni per detenerle a lungo termine nei loro portafogli), solo una piccola parte viene destinata alla commercializzazione.
E allora chi sta speculando sulla risoluzione o meno della crisi, la comunità globale dei grandi investitori oppure un più piccolo numero di hedge fund o di investment banks? Il giornale propende nettamente per la seconda ipotesi.

Quello che posso dire personalmente è che decisioni relative a cambi politici, manovre di austerità per i cittadini, clima di tragedia imminente che di certo non aiuta la ripresa del ciclo economico, vengono sempre più prese sulla base degli umori dei mercati finanziari, e della speculazione, piuttosto che su considerazioni sull'andamento dell'economia REALE.
Quando poi sento che il prossimo attacco sarà sulla Francia, che già sta vedendo il proprio spread sulla Germania ai livelli più alti dall'inizio dell'euro (nonostante le severe misure di austerity varate da Parigi), mi assale il grande timore di non essere in grado di vedere la fine e di non sapere rispondere alla domanda: ma fin dove vuole arrivare la speculazione, o meglio, qual'è il suo obiettivo?

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